sabato 15 giugno 2013

IMBRATTARE NON EQUIVALE A DANNEGGIARE E PUO’ NON ESSERE PENALMENTE RILEVANTE

Imbrattamenti e danneggiamenti di muri, mezzi pubblici, esercizi commerciali e segnaletica stradale occupano spesso le cronache dei quotidiani. Ma le decisioni dei giudici possono essere al riguardo assai diverse.
Nel luglio 2012 il giudice Michele Vitale del Tribunale di Treviso ha assolto un writer trentino sostenendo che imbrattare un vagone ferroviario non significa danneggiarlo, quanto meno se il vagone ha poi potuto essere ugualmente utilizzato per le funzioni proprie. Il giudice ha infatti ritenuto che il reato di danneggiamento possa dirsi integrato soltanto quando viene minata la funzione originaria dell'oggetto che viene colpito dalla condotta contestata. Rimane tuttavia da rilevare che altro giovane accusato del medesimo reato, ma giudicato da un altro magistrato dello stesso tribunale, è stato condannato a 15 mesi di reclusione.
Nell' aprile 2013, riferendosi al danneggiamento di segnaletica stradale resa inutilizzabile dalla vernice adoperata nel caso concreto tanto da determinarne la sostituzione, la Corte di Cassazione ha invece annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto ascritto non è previsto dalla legge come reato. La Suprema Corte ha infatti ribadito che la disposizione di cui all'art. 15 C.d.S. (Codice della Strada), comma 1 lett. b) – che punisce con una sanzione amministrativa il danneggiamento o l'imbrattamento della segnaletica stradale – riveste natura di norma speciale rispetto alla disposizione di cui all'art. 635 c.p., in quanto concerne la disciplina di una specifica categoria di beni, sicché ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 9, la relativa condotta costituisce illecito amministrativo. 
Ad agosto dell'anno scorso il Tribunale di Milano ha invece assolto due writers affermando che gli imputati  avessero agito pensando di "migliorare l'apparenza estetica di un muro già imbrattato" e intendendo l'imbrattamento  (art. 639 c.p.) come la "compromissione materiale e/o cromatica di un bene precedentemente intatto". Il Giudice ha dunque ritenuto in questo caso che la condotta fosse diretta ad abbellire e non a sporcare la parete e che pertanto non fosse stata raggiunta la prova certa, sufficiente e non contraddittoria circa il dolo dell'imbrattamento.
Diversa la decisione del giudice di pace di Milano di fronte all'imbrattamento di alcuni esercizi commerciali  e un'edicola situati nel centro storico cittadino, con la quale è stato stabilito che, per riparare il danno ed estinguere il reato, i due writers dovessero svolgere lavori socialmente utili.
Infine, il caso del francese Christian Guémy, in arte "C215", esponente della c.d. street art con la tecnica dello stencil -  a Roma si è recentemente tenuta una mostra dedicata alla sua opera - che viene sorpreso lo scorso febbraio a Barcellona dalla Guardia Urbana catalana e da questa denunciato per aver deturpato un immobile di proprietà municipale: il 23 maggio viene emesso il verdetto che lo assolve perché "non si tratta di un'azione vandalica, ma di un'azione artistica", come racconta Giuseppe Culicchia nell'articolo apparso su TuttoLibri  del 15 giugno 2013 in occasione dell'uscita della biografia dello street-artist francese scritta da Sabina De Gregori.



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